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ottobre 1, 2018 - No Comments!

XPeppers entra a far parte del gruppo Claranet

XPeppers entra a far parte del gruppo Claranet portando una forte cultura Agile e DevOps all’interno della multinazionale.

Claranet, leader europeo nei servizi di hosting e di gestione delle applicazioni critiche, estende la propria offerta di servizi con competenze di DevOps e di metodologie e sviluppo Agile grazie alla fusione con XPeppers. Espande inoltre la propria offerta Amazon Web Services (AWS) e conferma la sua posizione di leader nel mercato europeo del cloud outsourcing, rafforzando le competenze per supportare ancora meglio applicazioni complesse nel Cloud.

XPeppers è una delle aziende leader nel mercato italiano di sviluppo software e Cloud che utilizza le metodologie Agili, avvalendosi anche di framework come Scrum e Kanban, per migliorare la gestione dei processi aziendali e lo sviluppo di prodotti software altamente affidabili e manutenibili.

Adotta e promuove inoltre la cultura e le pratiche di eXtreme Programming per aiutare le aziende a ridurre il tempo tra l’idea e la produzione oltre ad aumentare la qualità del software.

XPeppers vanta inoltre una profonda conoscenza dei principi e dei valori, nonché delle pratiche tecniche e metodologiche connesse alla cultura DevOps e ai cosiddetti metodi di sviluppo Agili, attraverso i quali guida i propri clienti verso la trasformazione digitale.

«Essere parte del Gruppo Claranet creerà nuove importanti opportunità per i nostri clienti, partner e dipendenti - commentano soddisfatti Mario Lanzillotta e Anna Tocci, i due fondatori di XPeppers -. Tutto il nostro ecosistema potrà infatti beneficiare delle operazioni paneuropee di Claranet, della sua base finanziaria e di un’offerta di servizi mai così ampia e di valore»

In questo modo XPeppers è in grado di affiancare i clienti in tutto il ciclo di sviluppo, dal miglioramento dei processi aziendali alla realizzazione del prodotto fino alla gestione dell’applicazione su server on-premise o su cloud.

XPeppers ha un fatturato annuo di circa 4 milioni di euro e tra i suoi clienti annovera, tra gli altri, Condé Nast e Mercury Payments.

«L’ingresso di XPeppers nel gruppo Claranet era inevitabile. In qualità di specialista AWS, XPeppers incarna un partner ideale e consente a Claranet di perfezionare la sua capacità di portare tutti i benefici di AWS ai clienti europei. Attraverso AWS e DevOps XPeppers completa in maniera ideale il nostro portafoglio e la nostra offerta. I nostri clienti ora potranno beneficiare di tutti i vantaggi del cloud pur mantenendo un unico punto di contatto sul territorio e a livello locale» spiega Lucia Terranova, Deputy General Manager Claranet srl.

febbraio 12, 2018 - No Comments!

Condé Nast Genius on AWS

In questo episodio di This is My Architecture, il format AWS in cui vengono presentate architetture cloud innovative, Marco Viganò CTO digital di Condé Nast ha mostrato la soluzione adottata per il progetto Genius.

Genius è il cervello dietro molti dei portali del gruppo Condé Nast, un motore di recommendation per gli oltre 30 milioni di visitatori.

Abbiamo collaborato con Condé Nast per la realizzazione di parte dell’infrastruttura. Il loro approccio da early adopter ci ha permesso di iniziare ad utilizzare i servizi di Rekognition poche ore dopo il loro rilascio al pubblico.
I nuovi servizi di machine learning di AWS vanno ad arricchire i contenuti presenti nel DAM interno con informazioni relative agli oggetti e le celebrity individuati nelle foto.

Con un’infrastruttura completamente serverless, i costi di elaborazione e manutenzione sono ridotti al minimo e i media taggati in maniera automatica sono diventati immediatamente abilitanti allo sviluppo di nuove funzionalità. Nello specifico, le informazioni relative alle celebrity presenti nella gallery vengono utilizzate in un modello di MXnet per migliorare la rilevanza dei contenuti suggeriti ai visitatori.

Citando il CEO di AWS, per la riuscita del progetto è fondamentale avere la possibilità di esplorare nuove soluzioni in maniera iterativa senza grandi investimenti anticipati che possano in qualche modo precludere la scelta di altre strade.

febbraio 7, 2018 - No Comments!

Pixartprinting case study

Fresco di stampa, un nuovo case study prodotto da Amazon Web Services per un cliente con cui collaboriamo da tempo, Pixartprinting.
L'azienda, specializzata nella fornitura online di servizi di stampa personalizzata di cataloghi, riviste, packaging e molto altro ancora, vanta una utenza di 600.000 clienti attivi in tutta Europa.

Il nostro coinvolgimento è iniziato con un percorso di training volto a preparare il team al cambiamento per una infrastruttura distribuita, automatizzata, affidabile e di veloce evoluzione.

Alla formazione abbiamo affiancato anche Training on the job, con lo scopo di instaurare metodologie processi e buone pratiche in concreto sul dominio applicativo del cliente. In particolare per le tematiche relative a Docker e ai sistemi di Orchestration offerti dai servizi AWS.

Insieme a loro abbiamo implementato una infrastruttura immutabile che permette di non dover aggiornare i server continuamente sul posto bensì di sostituirli con server nuovi realizzati da una immagine comune secondo necessità. Sempre in ottica DevOps è stato introdotto CodePipeline, il servizio di continuous integration e deployment.

Le parole di Enrico Pesce, DevOps leader, sono quelle che ci danno maggiore soddisfazione; il fatto che la tecnologia non sia più un freno all'evoluzione del business, bensì un elemento abilitante per esplorare nuove fonti di revenue rispecchia appieno il concetto di business agility che vogliamo portare in tutte le aziende con cui collaboriamo.

Leggi il case study completo

gennaio 18, 2018 - No Comments!

Incontro DevOps 2018 – Build your serverless glue application using AWS Lambda

Anche quest’anno saremo presenti a Incontro DevOps con un nuovo workshop.

Esistono molte risorse online in grado di aiutarti a partire con AWS Lambda, ma c’è una carenza di contenuti in grado di portarti ad una soluzione di architettura serverless estesa, in ambienti di produzione. Parte della motivazione è legata al fatto che le pratiche e i pattern sono ancora in fase di evoluzione. Nonostante l’hype iniziale attorno a questo termine, molte aziende sono ancora all’inizio del loro percorso di adozione di questo paradigma che offre notevoli vantaggi.

Il workshop “Build your serverless glue application using AWS Lambda” nasce dall'esperienza sul campo in contesti piuttosto complessi. Copre tutti gli aspetti necessari per essere production ready con una soluzione basata su AWS Lambda, tra cui:

- autenticazione e autorizzazioni
- Continuous Integration
- come organizzare le funzioni
- logging e monitoring
- integrazione di più fonti e servizi esterni

 

Storicamente con il termine glue code ci si è riferiti a del codice sorgente scritto per adattare tra loro moduli software altrimenti incompatibili. Oggi, la cloud-transformation, i numerosi servizi eterogenei ed API-first hanno reso tale pratica quanto mai attuale. Come affrontiamo il conseguente aumento di glue code nelle nostre applicazioni? Quali vantaggi offre un approccio serverless? Quali pattern usare?

Il prossimo 8 marzo a Bologna avrai la possibilità di imparare a costruire applicativi in grado di catturare eventi, elaborarli e renderli disponibili a servizi esterni, basandosi su architetture Serverless. In questo workshop mostreremo come sfruttare AWS Lambda e Amazon API Gateway per ridurre il time to market e la quantità di glue code necessaria ad implementare un'applicazione web che raccolga dati da varie fonti e comunichi con servizi di terze parti come Slack o Twilio. Vedremo anche come configurare la soluzione di Continuous Integration e Monitoring dell'applicazione.

Il costo del biglietto early bird è di € 180, compila il form per la registrazione o contattaci per sconti di gruppo.

gennaio 11, 2018 - No Comments!

CULTURAL CONTEXT IS EVERYTHING

Nell'adozione di agile o delle pratiche lean, il contesto culturale è tutto. Operando nell'ambito del cambio delle organizzazioni, la cultura non è un fattore che può essere trascurato ma al tempo stesso, non è soggetto a principi di design. Matteo Carella esamina gli "errori del passato" da Toyota al modello Spotify per capire il presente e il futuro.

 

Il talk di Matteo, presentato all'ultimo AgileBusinessDay enfatizza il ruolo e il peso della cultura nell'ambito dell'adozione delle pratiche agili. Differenti culture conducono a differenti risultati, dipendentemente dal contesto. Seguono alcune note sulla cultura come fenomeno complesso, che non può essere soggetto a principi di design (banalmente come quelli della mera applicazione di processo), ma che può essere solo analizzato in base alla sua naturale disposizione (che cambia continuamente).

Considerare la cultura come qualcosa suscettibile di design o "impiantabile" comporta una serie di antipattern e misconceptions che conducono a cambi culturali poco o per nulla effettivi (es. la replica a tutti i costi del modello Toyota nelle industrie americane fino all'ossessione per il "modello Spotify" inteso erroneamente come framework piuttosto che come esempio di cultura). L'utilizzo dei rituali nell'ambito dell'organizational design e il loro significato cognitivo. Esempi di successo (Zalando e Lego®) basati su una cultura aziendale sana, radicata e spontanea.

gennaio 10, 2018 - No Comments!

CONTINUOUS DELIVERY: DOVE SIETE E DOVE POTETE ARRIVARE?

 

Agli ultimi Agile Days a Urbino, Joe Bew ha spiegato cosa significa fare Continuous Delivery, quali sono i passi che in modo iterativo e incrementale aiutano il team a raggiungere una maggiore consapevolezza e conoscenza sul tema, al fine di modellare il processo di rilascio software per adattarsi meglio ai requisiti di business.

Durante le sue attività di supporto ai team, Joe ha messo a punto una tecnica per fare emergere l’attuale processo di delivery per visualizzare gli impedimenti e capire quali passi compiere per visualizzare il processo corrente:

  1. expectation
  2. discover
  3. visualize
  4. redesign
  5. realize
  6. share

Grazie a questo format i vari stakeholder sono riusciti ad evidenziare eventuali roadblock e migliorare il loro processo di delivery.

gennaio 10, 2018 - No Comments!

I TERRIBILI “GUARDIANI DELLA CODEBASE”

Spesso le persone con maggiori conoscenze tecniche e di maggiore esperienza tendono col tempo a diventare over protettive nei confronti del software che hanno costruito con tanta passione. Durante il talk dell'ultimo Agile Days, Paolo D'incau ha raccontato quali sono i principali danni che questo comportamento può arrecare in un’azienda agile e come la figura del “guardiano” possa naturalmente evolvere in un’altra figura che agisce da catalizzatore per la crescita del team.

 

 

Il talk nasce dall'osservazione sul campo di un pattern presente in tanti team dove spesso la persona con più conoscenza tecnica e di prodotto non riesce a rilasciare il controllo e far crescere le persone che ha accanto, perché teme di far abbassare la qualità della codebase.

Il tema è molto caro a Paolo, che afferma: "mi considero un guardiano della codebase "disintossicato" e ho avuto a che fare con parecchi guardiani negli ultimi anni quindi ho moltissimi esempi reali da raccontare durante il talk per guidare la discussion. Credo che in un mondo come il nostro, in cui si parla spesso di eccellenza tecnica e di craftsmanship valga la pena ricordare che alla base di un team agile c'è ben altro, come il lavoro di squadra e la crescita omogenea delle persone."

settembre 21, 2017 - 1 comment.

Refactoring e architettura emergente di un’applicazione Zeppelin

Condividiamo alcune esperienze sulla gestione di un progetto complesso in ambiente Apache Spark/Apache Zeppelin.

Uno dei progetti su cui il team di XPeppers ha lavorato negli ultimi mesi è stato lo sviluppo di un'applicazione di software quality dashboard per un grande gruppo bancario. Il compito dell'applicazione è fornire un pannello di controllo centralizzato attraverso cui monitorare la qualità del software rilasciato dai numerosi fornitori del gruppo. I dati da gestire sono generati da SonarQube, aggregati e rappresentati secondo logiche custom definite dal Cliente. I progetti da tenere sotto monitoring sono molti, e per ciascuno di essi si devono processare sia dati attuali che trend storici; serviva quindi una piattaforma di big data management. La scelta è stata di usare la coppia Apache Zeppelin / Apache Spark, sviluppando il codice necessario per le elaborazioni e visualizzazioni custom in Scala (per l'elaborazione dati) e AngularJS (per la UI), e usando SBT come strumento di build.

Il primo spike

La prima versione dell'applicazione è stata sviluppata in modo un po' quick & dirty: volevamo arrivare velocemente a mostrare un prototipo funzionante agli stakeholder e capire se la scelta dello stack tecnologico (e soprattutto di Zeppelin come front-end) fosse accettabile. La demo è piaciuta e ci siamo trovati con la "release 0" (ci siamo concessi un approccio "Spike and Stabilize").

Questa prima versione era costituita da una singola nota Zeppelin, suddivisa in una ventina di paragrafi, molti dei quali contenenti diverse decine di righe di codice Scala e SQL più o meno complicato. Soltanto due servizi erano forniti da classi Scala compilate separatamente: il dialogo HTTP con i Web Service di SonarQube, e la gestione di una base dati locale in formato Parquet.

noterel0

Primo refactoring

Era il momento di fare un po' di stabilize, e il problema principale della release 0 era evidente: troppo codice troppo complicato inserito nel corpo della nota Zeppelin, e quindi di gestione incredibilmente difficile (versioning quasi inutile, impossibilità di usare IDE o editor evoluti per modificarlo, ...)

Abbiamo quindi cominciato a migrare il codice dalla nota Zeppelin verso classi Scala, cogliendo l'occasione per aggiungere dove possibile test unitari (in Scalatest). Il codice ha cominciato ad assumere una forma vagamente object-oriented, anche se ancora un po' rudimentale.

La relazione fra la nota e le classi Scala importate da JARera un po' migliorata:

notes2.png

Nel frattempo il PO ha cominciato a chiedere modifiche alla nota originale, e un bel giorno le dashboard richieste sono diventate due, molto simili fra loro come layout, ma con diversi set di dati visualizzati (dati di leak period vs. dati storici per una data scelta in input). Questo è stato anche il momento in cui abbiamo agganciato per la prima volta una callback (scritta in Scala) alla GUI AngularJS della dashboard (usando il metodo angularWatch dello ZeppelinContext).

Il secondo punto di partenza

Il fatto di aver migrato una parte del codice dalla nota ai sorgenti Scala, ovviamente, si è rivelato provvidenziale nel passaggio da una a due note. Tuttavia, le due note attingevano a fonti di dati diverse (il database Parquet per la nota principale, i WS Sonar per la nuova dashboard "di leak period") e per farlo usavano metodi nati indipendentemente e collocati in classi diverse. Inoltre, entrambe le note contenevano ancora parecchio codice; andavano lente, ed erano instabili. La manutenzione e il refactoring erano sempre molto difficili. Sapevamo che le classi Scala avevano parecchi problemi (a partire da un forte difetto di SRP: avevamo 2 o 3 classi “demi-god” con decine di metodi di accesso ai dati), ma le possibilità di refactoring erano limitate dal fatto che mancavano ancora molti test unitari e prevedere/verificare le conseguenze delle modifiche sulle note era molto complesso.

Nel frattempo, erano entrate nuove richieste dal PO, tra cui una per una terza dashboard (sempre simile come layout ma diverse come logica di caricamento dati), e ogni tanto ci veniva chiesto di clonare una nota per una demo. Queste note “demo” diventavano tipicamente inutilizzabili dopo qualche settimana, perché legate a codice modificato in continuazione, e non soggette a manutenzione.

Con la terza nota avevamo una valida giustificazione per un nuovo refactoring. A questo punto era evidente che l'applicazione sarebbe stata soggetta a ulteriori evoluzioni per i mesi a venire, e che avevamo raggiunto la soglia di design payoff: per non rallentare dovevamo fermarci, e rivedere più profondamente il design.

Secondo refactoring

Nelle settimane successive non abbiamo rilasciato quasi nessuna major feature, e abbiamo lavorato sul debito tecnico, in modo mirato, fino a portare a casa due breakthrough principali:

  • abbiamo trovato un’implementazione molto più efficiente per le note, che ha reso possibile provare il funzionamento in poche decine di secondi (vs. tempi sopra la decina di minuti) e cominciare a parlare di una ten-minute build comprensiva di integration test;
  • abbiamo definito un’interfaccia comune (in effetti una classe astratta) da cui far dipendere, in modo uniforme, tutte le note, migrando faticosamente la vecchia pletora di metodi simili-ma-diversi sotto il cappello della nuova interfaccia. L’abbiamo chiamata Report (nel senso di un report Sonar).

A questo punto la differenza principale fra le diverse note consisteva nella classe concreta che veniva istanziata per popolare la nota. La “Leak Period Dashboard” istanziava un LeakPeriodReport, la “Dashboard” principale (che mostra un report riferito a una data fornita in input) istanziava un TimeReport, la “Comparative Dashboard” (che mostra un report che è il delta fra due date, una generalizzazione del concetto di leak period) istanziava un DeltaReport (dandogli in pasto in costruzione altri due Report fra cui calcolare il delta). Una cosa così:

uml1

Le differenze fra le varie dashboard non erano proprio tutte solo nell’istanziazione del Report concreto: alcune note avevano bisogno di agganciare callback e altre no, c’erano delle variazioni nelle visualizzazioni di alcuni valori, e così via. Ma eravamo arrivati a note con 3-4 paragrafi ciascuna:

  • inizializzazione delle dipendenze (con l'interpretespark.dep)
  • setup di eventuali dati specifici (per esempio, le date fra cui scegliere nelle note "temporali")
  • istanziazione di un (certo tipo) diReport
  • popolamento della dashboard a partire dal report (una serie di binding delle variabili Angular a partire dai dati forniti dalReport)
  •  eventuale aggancio di callback

Terzo refactoring

A questo punto è arrivata una richiesta del PO di tipo nuovo:

"Belle. Ora fatemele uguali anche per questi altri 4 gruppi di progetti."

Si trattava di passare da 3 dashboard (simili fra loro)... a 15!

Se non avessimo già estratto il codice dalle note nelle classi compilate, sarebbe stato un bagno di sangue (sia creare le nuove note che, soprattutto, manutenerle). In realtà le note erano già molto piccole e facilmente clonabili senza incorrere in un effort di manutenzione enorme. C’era comunque ancora un po’ di codice, e come detto sopra, alcune piccole differenze di logica (aggancio di callback, setup specifici, ecc.).

A questo punto abbiamo fatto un ultimo passo di refactoring/DRY: abbiamo spostato TUTTO il codice dalle note nelle classi Scala compilate separatamente, inclusi i binding di variabili Angular e gli altri statement che facevano uso delloZeppelinContext(per inciso, questo ha richiesto l'aggiunta di una nuova dipendenza nel nostrobuild.sbt: "org.apache.zeppelin" %% "zeppelin-spark" % "0.6.1").

Finalmente tutto il codice era gestibile via IDE e alla portata dei test unitari, e non abbiamo avuto difficoltà a fare al volo un ulteriore passo di riorganizzazione, portando a fattor comune in una classe astratta tutto il codice invariante fra le diverse note (p.es. il popolamento delle variabili Angular a partire dai valori tornati dal Report), e isolando le differenze in tre sottoclassi concrete:  BasicDashboardNote,  LeakPeriodDashboardNote, e ComparativeDashboardNote:

uml2

Su Zeppelin abbiamo lasciato solo il minimo indispensabile, ovvero due righe essenzialmente uguali in ogni nota:

val projects = z.input("Elenco dei progetti sotto analisi")
new BasicDashboardNote(z, projects)

Nota: i diagrammi sono fatti con i tool di yUML.

settembre 21, 2017 - 1 comment.

Come ottenere la certificazione AWS

Gartner 2016 MQ hi-res graphic

Sul fatto che Amazon Web Services sia leader di mercato nel campo dei servizi di Cloud Computing non ci sono dubbi. Per questo motivo la certificazione AWS sta attirando sempre maggiore interesse da parte delle Aziende e dei professionisti IT. Le certificazioni AWS sono l'unico strumento in grado di certificare le competenze e le conoscenze tecniche necessarie per la progettazione e la distribuzione di servizi basati sull'infrastruttura di AWS.

Ottenere la certificazione consente di accrescere la propria visibilità e credibilità, sia quella del Solution Architect che quella dell'intera organizzazione.

XPeppers è Training Partner AWS per l'Italia e una delle domande che spesso ci viene posta è: come ottenere la certificazione AWS ? per questo motivo cerchiamo di descrivere, in questo post, il percorso di certificazione offerto da AWS, illustrando i benefici di ogni singola certificazione, nonché le varie risorse a disposizione del professionista che intende certificarsi.

certificazioni AWS 3

 

Le certificazioni disponibili si suddividono in tre categorie, quella dei Solutions Architect, quella dei Developer e quella dei SysOps Administrator. Ogni categoria ha poi due livelli di certificazione, un livello Associate e un livello Professional.

  • Solutions Architect: le certificazioni di questa categoria sono indicate per coloro che intendano dimostrare le loro capacità nel disegnare architetture IT complesse utilizzando i servizi di AWS. Con questa certificazioni il professionista può certificare la propria capacità a disegnare direttamente su AWS architetture scalabili, sicure e affidabili, così come la capacità di migrare applicazioni multi tier da una soluzione on-premisis ad una on-cloud.
  • Developer: le certificazioni della categoria developer sono pensate per gli sviluppatori che intendano provare la loro capacità a interagire con le API di AWS utilizzando i diversi SDK messi a disposizione. In questa certificazioni si affrontano anche temi come "Code-level application security" (ruoli e utenze IAM, crittografia, etc.)
  • SysOps Administrator: questa categoria di certificazioni è particolarmente indicata per quei professionisti che intendano validare le loro competenze nel deploy, management e operation di servizi su cloud AW.

Il livello associate è il livello base delle certificazioni AWS, mentre il livello Professional è il livello più alto, almeno per il momento. Il questionario, a scelta multipla, relativo alle certificazioni di livello Associate è composto da 80 domande da svolgere in 90 minuti (qui un esempio), mentre il questionario del livello Professional, sempre a scelta multipla, è composto da 150 domande da completare in 180 minuti (qui un esempio). In tutti i casi il questionario è rigorosamente in lingua inglese o giapponese. A mio avviso la difficoltà più grossa, sia per il caso Associate che Professional, consiste nel fatto che oltre ad una buona dose di studio è necessaria una buona carica di esperienza e di Use Case affrontati. Infatti molte delle domande hanno come obiettivo quello di testare la capacità del professionista di utilizzare al meglio i servizi di AWS per risolvere un problema, facendo attenzione al fatto di saper disaccoppiare il più possibile le componenti in modo da aumentare la scalabilità e l'affidabilità della piattaforma. Come prerequisito inutile dire che una buona conoscenza di Networking e SOA aiuta nell'affrontare le varie domande.

Amazon mette a disposizione, sul proprio sito web, vari Labs, Quiz e Videocorsi che aiutano a prepararsi per la certificazione, ma il modo migliore per raggiungere la preparazione necessaria a sostenere un esame è quello di rivolgersi a uno dei tanti Trainer Partner presenti in tutto il mondo. I nostri corsi sono strutturati per permettere di affrontare tranquillamente una sessione di esame e i nostri docenti sono altamente qualificati avendo seguito un percorso di formazione direttamente presso i Training Center di Amazon Web Services. A seguire una tabella che per ogni certificazione suggerisce il relativo corso di formazione.

AWS Certification Exam Recommended AWS Training
AWS Certified Solutions Architect - Associate Architecting on AWS
AWS Certified Solutions Architect - Professional Advanced Architecting on AWS
AWS Certified Developer – Associate Developing on AWS
AWS Certified SysOps Administrator - Associate System Operations on AWS
AWS Certified DevOps Engineer - Professional DevOps Engineering on AWS

Veniamo ai costi. Il costo delle certificazioni varia da 150 Euro per la certificazione Associate a 300 Euro per la certificazione di livello Professional per tutte e tre le categorie. Inoltre partecipando ai corsi offerti dai Training Partner è spesso possibile ottener degli sconti. Gli esami di certificazione sono gestiti attraverso i Testing Center accreditati PSI, puoi prenotare una sessione direttamente dal portale training AWS.

Per qualsiasi informazione relativa ai corsi su Amazon Web Services non esitare a contattarci o visita l'elenco dei corsi e date disponibili: http://www.xpeppers.com/corsi-di-formazione-aws/

 

 

settembre 15, 2017 - No Comments!

WeDoTDD: That’s How

We recently did an interview on wedotdd.com on how we practice TDD. We decided to share our answers also in our blog, keep on reading if you want to know more!

 

Pairing in Peppers

 

History, what you do now, anything that summarises you or makes you interesting

An agile software developer at XPeppers has on average four years worth of experience in agile methodologies and has therefore grown a skillset that ranges from Clean Code and Refactoring to Test-Driven Development. Our software developers spend most of their work hours crafting customer ideas into great software.

All team members at XPeppers focus on their continuous improvement by investing time in studying new technologies and paradigms, doing katas and setting up coding dojos and presentations.

How did you learn TDD?

Each developer who joins our team has a study path to follow and has a mentor that helps them learn all the things we value most at XPeppers, among which you can obviously find TDD.

We know that TDD can be learnt only with practice and therefore we suggest katas and organise internal coding dojo during our study time to both improve our skills and share ideas. We try to teach our developers TDD "on the field" by pairing up developers who are less experienced on TDD with our XP coaches.

Our developers quickly get that TDD has a huge impact on the quality of the code they craft and easily become engaged with it. With time they understand that tests are not only a good way to avoid regressions but also a great tool to improve code design.

Tell us more about how your team pairs

At XPeppers we try to work on uniformed pairing stations that run similar software. In addition to this, we’ve noticed that large desks with big monitors encourage a more natural role and keyboard switch.

During our pair sessions we do talk a lot (hence we’re italian :P) and collaborate in order to make better design decisions and write better code in general.

Another practice we sometimes do is to pair (on site and remote) with a member of customer's team to enhance domain knowledge and share development best practices.

More Details About the Team Itself

At XPeppers every team is shaped according to customer needs and follows a project from the beginning until its delivery. Its members however, might be adjusted based on iterations and workload whereas the team ideally is cross-functional by nature. In this way we are able to enhance our focus on a specific product and share experiences throughout the team on a project based manner.

Every month we update our projects portfolio board to both assure everyone is allocated and to have a more long term view of ongoing projects.

What role does QA play on the team? How do they interact and work with the developers, Project Managers, etc.?

In some of our projects we have a QA person that tests the user stories when they are available on a production-like environment. Usually they try to replicate the requirements written in the back of the user story.

In some other projects we write an automated user acceptance test and we have a set of UAT that proves that our software works as intended (or expected) by the customer.

What kinds of products does the team support / develop?

We have huge experience on financial applications: we built both Mobile Payment Apps for iOS and Android and backend payment gateways for some of the biggest players in Italy.

We are confident with API development (lately we are working extensively with Serverless Architectures).

The XPeppers team has many other successful case studies with different customers among with you can find famous newspapers, networking companies and public institutions.

Can you describe in detail the team methodologies & workflow when developing software

Every XPeppers team has its Product Owner which talks directly with the customer to collect the requirements and other information such as some priorities including scope, time and quality. In this way the PO can better understand the real customer needs.

Then the team takes part to a KickOff meeting in order to update all the team members on projects goals, the expected results, the timing and the process.

The whole team defines the priority for each story to minimize the time spent to have a working software that can be tried and approved by the customer.

A story complexity is estimated in points based on the team experience or on a spike made before. The points are assigned following the Fibonacci scale starting from the simplest story.

We use a physical Kanban-board every time is possible. If a team is distributed we have a virtual board, even if we often reply it in a physical format for visualisation convenience.

We schedule meetings with the customer every 1 or 2 weeks to do a demo of the software and plan which stories to include in the following iteration.

In XPeppers we adopt many XP practices like Pair Programming, TDD, Code Review. We rely on the type of customer/project to choose the practices that help us to enhance the quality of the project, the development process and the relation with the customer.

Can you describe a typical / common setup of a developer machine?

A typical developer machine at XPeppers is a MacBook Pro 13' or a Dell XPS 13'. We have an IDE to work with languages like Java or C# and an editor like vim, emacs or atom.

We follow the Agile Manifesto, so we value people more than tools: this is why we try to decide as a team which configuration is best suited for a given project.

Can you explain in detail the different types of tests the team writes and in what contexts or at which levels (boundaries) of code?

We use to write different kind of tests based on the project context. Basically, using TDD, we happen to leave a trail of tests behind us, which are going to be the core of our test suite. We tend to cover the code strategically: the most important or risky is the feature, the more tests we write for that part of code. We also write integration tests, to verify the behaviour of the system (or one of its part) as a whole. Those tests are all written by developers as part of their day-to-day work. We then also write Acceptance Tests, which we use to discuss and clarify features with customers. Those are the main type of tests we write.

Just to give a concrete example, those are some numbers taken for two big-sized projects:

  • 2,500 Unit tests, running in about 30-40 seconds
  • 200 Integration tests, running in about 19-20 minutes
  • 250 Acceptance tests, written as Cucumber scenario tests, running in about 12-18 minutes against a production-like deployed application
  • 2,308 Unit tests, running in about 10-15 seconds
  • 556 Integration tests, running in about 6 minutes
  • 502 Acceptance tests, running in about 17 minutes against a production-like deployed application

Depending on the project context, we may decide to write also other type of tests, mainly smoke tests and stress tests.

What is the team's style / approach to TDD?

As a consulting company, we don't have a team style or specific approach to TDD. We'd like to see TDD as an effective practice to build working software. We try to choose the approach that best fit particular situation, team or product.

When we are working with an external team, like customers who are approaching TDD for the first time, we like to keep a smooth and very strict rhythm so that people can appreciate, learn and better understand the practice. From the other hand, we tend to shift to a faster and less strict approach when we are working with more experienced people or when the confidence about the domain is high we tend to go faster.

Explain how you refactor your tests (blue step in TDD)

We try to make a refactor step after each test pass and try to enhance code in order to embrace business changes needs or reduce technical debt.

When our application is hard to change, we know we should refactor our code.

If we cannot do it immediately (e.g. due to a short deadline) we create a card with TD (Technical Debt) label and we do it as soon as possible.

Are there any refactoring patterns or techniques that you apply to the production code?

There are different patterns that we employ everyday in order to improve the design of our production code, avoid duplication and express in a better way the intent of each component. Each person in our team has a different set of patterns in their toolbox but we try to use those that answer the four rules of simple design; anyhow most of the patterns we employ are taken from two books we warmly recommend: Refactoring by Martin Fowler and Refactoring to Patterns by Joshua Kerievsky.

How has TDD helped the team design better code?

TDD helps our teams in many ways. It allows us to see a new feature from the customer point of view.

In addition we can write more meaningful code for the business needs, which leads to have the code cleaner and more understandable for the entire team.

It permits to have a quick feedback and to not over-engineer the application, because we write only the code that is really needed.

How has TDD benefited your customers and client's projects?

Our customers feel a better quality in the software we deliver, because there are few bugs and we can fix them quickly.

The customer asks for new features with more confidence and trusts us. The software turns out to be more flexible and easier to extend.

What are some challenges the team has faced with TDD?

There are many challenges that we try to face when we practice TDD in our team, and these challenges are not only related to technical aspects but also to different approaches that come from our different experiences.

In some situations we discuss a lot about the first test we should write when developing a new feature: shall we start with this case or another? In other cases we have to think carefully on our TDD approach; of course we love outside-in TDD but sometimes when we are confident we embrace inside-out as well.

Another challenge for an experienced member of the team is to pass down some values to younger people: first of all we teach that tests are code and therefore is important to give them all the respect they deserve and polish them using refactoring techniques, DSL etc etc. Moreover tests are made to be read by other people (not always technician) and we must try to make them as much expressive as we can.

Please provide more details on your CI environment or CI environments of the clients you support

The continuous integration environment heavily reflects the project itself. Its complexity and automation degree tell us what kind of environment to spin-up in order to be more effective and productive on a daily basis. We’ve used different tools in the past including Jenkins, GitlabCI, Travis, CodeShip, CircleCI, DroneCI for backend and frontend development. Bitrise and Buddybuild for mobile applications. At XPeppers, we prefer a streamlined continuous deployment or delivery approach to push artefacts towards production.

Please provide more details on your apprenticeship program, internships or on-boarding process

At XPeppers we provide either apprenticeship and internships programs. Both have a strong focus on learning the core principles, values and practices of our way of working.  Apprentices are given the chance to deepen their understanding of eXtreme Programming, Clean Code and TDD by following an ad hoc tailored version of our study path with the support from the entire team.

On-boarding is another very important aspect that helps newcomers to become first-class XPeppers citizens. The on-boarding process is made up of activities other than simply studying, ranging from learning our culture, presenting their progress to others and joining all daily team activities.

How does the team continually learn and improve their TDD and general code design skills?

Each team member at XPeppers has an ad hoc study path to improve both soft and technical skills continuously. We spend a certain amount of time each day to follow this path and to share know how with other team members by making presentations, pair programming sessions and other team activities that help us grow.

Do you talk about TDD with candidates during interviews?

During our interviews at XPeppers we usually ask the candidate whether or not he/she has familiarity with practices such as TDD. If so, we ask further technical information about the subject and adopt TDD during subsequent exercises and pair programming sessions. If it turns out that the candidate has never done nor seen test driven development before, we try to understand how willing the candidate is to learn and improve his/her knowledge of our practices.